
“Corri o muori”, Octavia Spencer e Hannah Waddingham: “Dietro la nostra spy story c'è una grande storia d'amore amicale”
Immaginate di avere un'amica da vent'anni, di avere la certezza di sapere tutto di lei e, improvvisamente, ritrovarvi costrette a fuggire in lungo e in largo per l'Europa perché la suddetta amica è in realtà una killer professionista che, involontariamente, vi trascina in una corsa contro il tempo per sfuggire a forze dell'ordine, assassini e criminali che le danno la caccia.
È quello che succede a Debbie Claybourne (Octavia Spencer) in Corri o muori, la dramedy in otto episodi dal 15 luglio su Prime Video creata da Tessa Coates e diretta da Peyton Reed. Al suo fianco Hannah Waddingham nei panni di Judith Burton, una finta contabile che nasconde la sua vera professione per anni senza mai rischiare di essere scoperta. Almeno fino a quando una misteriosa figura del suo passato torna nella sua vita e la manda all'aria, trascinando con sé anche quella della sua amica del cuore.
"Corri o muori" e quei ruoli accettati immediatamente
Un po' spy story, un po' thriller, un po' commedia. Corri o muori ha tante anime al suo interno che la caratterizzano. Forse è per questo che le sue protagoniste hanno fatto quello che solitamente nessun attore (al loro livello) fa: hanno accettato i rispettivi ruoli immediatamente. “Il mio team mi aveva letteralmente detto: 'Ti presenteranno uno show, ma non sei obbligata a impegnarti'. Ho ascoltato il pitch e ho fatto esattamente quello che mi avevano detto di non fare”, ricorda Spencer. “Ho detto: "Assolutamente sì, ci sto". Poi, dopo che ho bloccato il mio ruolo, abbiamo iniziato a parlare di chi pensavamo potesse essere la Judith perfetta. E tutti abbiamo detto: 'Hannah Waddingham'”.
“Mi hanno fatto la proposta e anche io ho detto di sì subito, cosa che non si dovrebbe fare”, ricorda, tra le risate, Waddingham. “Conoscevamo solo il lavoro l'una dell'altra. Al punto che pensavo solo: 'Ricordati di parlare a Octavia e non limitarti a fissarla'. Solo a posteriori abbiamo discusso del fatto che avevamo accettato senza nemmeno parlarne con i nostri team. Entrambe eravamo del tipo: 'Beh, ovviamente lo faremo e a tutto il resto ci penseremo dopo'. E questo è merito di Tessa Coates. La sua presentazione del pitch è stata incredibile”.
“C'era qualcosa di molto meta-narrativo nella serie, perché nel frattempo abbiamo discusso del fatto che le scene che abbiamo amato di più girare sono state quelle intime, dove ci sono solo due teste che parlano”, continua l'attrice.“Abbiamo avuto una totale fiducia e rispetto fin dal primo giorno su chi fossero queste donne e su come avrebbero convissuto”.
“Non facciamo le carine. Ci costringiamo alla verità e questa si presenta in tutte le forme e dimensioni, ed è dolorosa ed è bellissima, ma è questo che sono le vere amicizie”, aggiunge Spencer.
Punti di forza e debolezza
Sia Debbie che Judith appaiono come due donne adorabili, divertenti e complici. Ma in loro non manca una componente di forza ed emancipazione rispetto al mondo che le circonda. Sfaccettate come ogni essere umano, hanno punti di forza e di debolezza. “La capacità di Debbie di amare è sia un punto di forza che una debolezza, perché su quattro delle relazioni importanti della sua vita - i suoi due figli, la sua migliore amica e suo marito - due di queste non sono quello che sembrano”, spiega Spencer. “La sua capacità di amare e di fidarsi sono sia la sua più grande forza che la sua più grande debolezza”.
“La forza di Judith, per molti versi, è una forza appresa, il modo in cui concentra la sua vita su ciò che è, ovvero un'assassina. È lì che pensa risieda, ma in realtà la trova nel modo più oscuro possibile”, le fa eco Waddingham. “Debbie è la sua gioia e il suo interruttore per spegnere il cervello. C'è una sorta di dualità in entrambi i personaggi su molti aspetti. Così come ci sono tanti colpi di scena in cui questa dualità viene messa alla prova”.
"Corri o muori": una storia d'amore amicale
Fin dalla prima sequenza, Corri o muori rimanda a classici del genere spionistico e thriller come i franchise di James Bond e Mission: Impossible. Ma, al contempo, c'è un elemento che distingue la serie da tutti gli altri titoli. “L'amicizia”, sottolinea Hannah Waddingham. “Octavia ed io ci concentravamo su quello continuamente, sempre con uno sguardo esterno. Ci sono i colpi di scena, sequenze divertenti ed è innegabile che il pubblico farà una connessione con tutti quei film, ma deve esserci quella componente”.
“Era quasi come se tutto quel lato del lavoro di Judith e la vita segreta che conduce non potessero esistere senza quel legame”, continua l'attrice. “È qualcosa che nessuno di quei film possiede. Oltre alla fuga, all'azione e a tutte queste componenti, c'è una disperata storia d'amore amicale. Hanno bisogno l'una dell'altra in ogni molecola del loro essere”.
La preparazione fisica di Hannah Waddingham
Per interpretare una killer professionista con anni di esperienza e missioni alle spalle, Hannah Waddingham ha dovuto lavorare sodo per essere credibile nei panni di Judith. “Quando qualcuno come Octavia viene da te e ti dice: 'Vogliamo che interpreti questo ruolo', sei consapevole che si tratti di una richiesta enorme. E non vuoi fare un torto a quel mondo. Quello di un'assassina che, ad esempio, conosce i minimi dettagli di una pistola”, spiega l'attrice.
“La mia fissazione costante era: 'Sto servendo quella comunità?'. Perché non vuoi che dicano: 'Ecco un altro attore che tiene in mano una pistola come se fosse una tazza di tè'. Mi sono massacrata di fatica pur di interpretare il ruolo al meglio. Ho fatto tanto allenamento per gli stunt e ho seguito un addestramento con le armi. Non volevo sbagliare. Non volevo essere una specie di attrice mammoletta che ci provava e basta”.









