10 classici Disney che vorremmo vedere in live-action

10 classici Disney che vorremmo vedere in live-action

Pubblicato il19 luglio 2026

Aggiornato il19 luglio 2026

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Con Oceania (2026) appena arrivato nei cinema e Rapunzel in piena lavorazione, la macchina dei remake in carne e ossa della Disney non accenna a rallentare. Il meccanismo ormai è noto e i risultati sono altalenanti, oscillando tra operazioni riuscite come Il libro della giungla di Jon Favreau (2016) e disastri annunciati come il recente Biancaneve (2025). Il problema, spesso, non è il remake in sé ma la scelta del titolo da rifare: prendere un capolavoro perfetto e rigirarlo pari pari serve solo a ricordare quanto fosse migliore l'originale.

La strategia opposta sarebbe molto più interessante, e cioè andare a pescare nel catalogo quei film che avevano idee enormi e un'esecuzione o una fortuna al botteghino inferiori al loro potenziale. Titoli sottovalutati, flop clamorosi, esperimenti troppo avanti per il loro tempo: roba che in live-action, con i mezzi di oggi e un pubblico finalmente pronto, potrebbe davvero funzionare meglio dell'originale. Ecco dieci classici Disney che ci piacerebbe vedere trasformati in film dal vero, in ordine di uscita, alcuni già in cantiere e altri chiusi in cassaforte da decenni.

Un progetto che la Disney ha inseguito per quasi dieci anni prima di lasciarlo arenare: il remake live-action de La spada nella roccia era stato annunciato nel 2015 con Bryan Cogman di Game of Thrones (2011) alla sceneggiatura e Juan Carlos Fresnadillo alla regia, destinato a Disney+, ma nel marzo 2024 lo stesso Fresnadillo ha raccontato che lo studio ha messo tutto in stand-by e che nemmeno lui sa se si farà mai. Un peccato, perché il materiale è tra i più adatti al live-action di tutto il catalogo.

La spada nella roccia racconta la formazione del giovane Artù sotto la guida di Merlino, ed è ormai vecchio di oltre sessant'anni, con un'animazione e una caratterizzazione che oggi fanno fatica a parlare al pubblico più giovane. La mitologia arturiana, invece, non invecchia mai, e il ragazzino qualunque che si rivela re è una delle strutture narrative più solide che esistano. Un remake potrebbe lanciare un giovane attore e regalare ruoli deliziosi a interpreti navigati nei panni di Merlino e di Maga Magò.

Il progetto era partito davvero, con Will Gluck alla produzione e Questlove alla regia, prima che nell'agosto 2025 lo stesso Questlove annunciasse che la Disney non andava più avanti. Peccato, perché tra i classici del catalogo Gli Aristogatti è uno dei più amati di sempre.

La storia della gatta aristocratica Duchessa e dei suoi tre gattini abbandonati da un maggiordomo invidioso, e del randagio Romeo che li aiuta a tornare a casa, fa de Gli Aristogatti un piccolo classico di eleganza e swing. Il punto sarebbe la musica: Tutti quanti voglion fare il jazz messa in scena in live-action, con la Parigi degli anni Dieci del Novecento ricostruita e i gatti che suonano davvero, sarebbe una sequenza da lasciare a bocca aperta. Il rischio, come sempre in questi casi, è finire nel fotorealismo mortifero de Il re leone (2019).

Robin Hood
Robin Hood

Robin Hood

1973

La Disney ci aveva provato, con un remake di Robin Hood annunciato nel 2020 e pensato come musical ibrido tra live-action e computer grafica, affidato a Carlos López Estrada e scritto da Kari Granlund, la stessa di Lilli e il vagabondo (2019). Poi, nel marzo 2026, il regista ha chiuso la questione su Reddit con due parole, annunciando, a malincuore, la fine del progetto. Il che lo rimette in pista tra i desideri, perché il classico del 1973 è uno tra i classici leggendari di casa Disney.

Il fascino sta tutto nel tono: la versione Disney della leggenda è scanzonata, musicale, quasi western nella sua struttura da banditi contro lo sceriffo, con una volpe carismatica e un principe Giovanni patetico e infantile invece che minaccioso. Un live-action di Robin Hood dovrebbe resistere alla tentazione di rendere tutto serio e cavalleresco, perché di versioni cupe e realistiche della leggenda ne abbiamo avute fin troppe, quasi sempre con esiti dimenticabili. Quello che manca è proprio la versione divertente.

Il flop più clamoroso della storia dell'animazione Disney, e proprio per questo il più interessante da rifare. Taron e la pentola magica adattava i primi due romanzi delle Cronache di Prydain di Lloyd Alexander, comprimendo un'intera mitologia in ottanta minuti, e fu un disastro su tutta la linea: proiezioni di prova con i bambini che scappavano piangendo dalla sala, quindici minuti tagliati in corsa, un incasso pari a metà del budget e nessuna uscita in home video per tredici anni. Fu il buco più profondo mai scavato dallo studio fino ad allora, superato solo da Il pianeta del tesoro nel 2002.

Il Re Cornuto resta tra i villain più terrificanti mai prodotti dalla Disney, e l'idea di un guardiano di porci che deve impedire a un signore oscuro di impadronirsi di un calderone capace di creare eserciti di non morti è materiale da epica fantasy pura. Un remake di Taron e la pentola magica potrebbe finalmente dare a Prydain lo spazio che merita e permettersi di essere davvero cupo, invece di rifugiarsi ogni due minuti nella spalla comica. La Disney ha riacquistato i diritti dei romanzi nel 2016 proprio con l'idea di farne una saga live-action, ma da allora non se ne è saputo più nulla.

Uno dei gioielli dimenticati della Disney pre-Rinascimento, e un'idea che in live-action potrebbe distinguersi da tutto il resto. Basil l'investigatopo è un giallo vittoriano con protagonista un topo che è dichiaratamente Sherlock Holmes, alle prese con il rapimento di un giocattolaio e con il piano del professor Rattigan per impadronirsi del trono d'Inghilterra (quello dei topi, s'intende).

C'è già tutto quello che serve a un mystery elegante: il detective geniale e insopportabile, la spalla fedele, il cattivo istrionico, una Londra nebbiosa piena di passaggi segreti. La chiave, per un Basil l'investigatopo in carne e ossa, sarebbe la prospettiva a misura di topo: set giganteschi in cui orologi, giocattoli e fognature diventano una città in miniatura, con un mix di animatronica ed effetti digitali che tenga i personaggi espressivi invece di trasformarli nell'ennesima parata di animali fotorealistici. Fatto bene, sarebbe un thriller alla Sherlock Holmes per famiglie, un titolo che la Disney non ha mai avuto.

Il più dimenticato di questa lista e, allo stesso temo, uno di quelli che avrebbero più da guadagnare da un remake. Oliver & Company trasferisce Oliver Twist di Dickens nella New York degli anni Ottanta, con un gattino randagio che finisce in una banda di cani guidati da Dodger, doppiato in originale nientemeno che da Billy Joel, al servizio del borseggiatore Fagin, indebitato con uno strozzino.

La colonna sonora è la vera ragione per riportare in vita Oliver & Company: Why Should I Worry è uno dei pezzi più trascinanti mai prodotti dalla Disney, e la voce di Bette Midler su Perfect Isn't Easy merita di essere riscoperta. Il film è invecchiato benissimo proprio nella sua ambientazione urbana anni Ottanta, che un live-action potrebbe addirittura amplificare. E la New York di Dickens riletta come commedia musicale di strada è un'idea che oggi, con il ritorno del musical al cinema, avrebbe molto più senso di allora.

Hercules
Hercules

Hercules

1997

L'unico della lista che sta effettivamente arrivando, quindi più che un desiderio è una speranza: che lo facciano bene. Il remake live-action di Hercules è stato annunciato nell'aprile 2020, con Joe e Anthony Russo come produttori e Dave Callaham alla sceneggiatura, e nel 2022 si era aggiunto Guy Ritchie alla regia, salvo poi svanire dai radar tra i rumor di un suo abbandono. Nel 2024 i Russo hanno confermato che il progetto è vivo, ma anche che stavano ancora aspettando un copione. Dopo sei anni, insomma, siamo fermi al palo.

Il rischio più grande è evidente, trasformarlo in un kolossal cupo e serioso. Hercules funziona proprio perché non lo è. Le Muse che cantano gospel, la satira sul divismo, il cinismo di Meg, Ade che parla come un agente di Hollywood a cui sono saltati i nervi, sono l'identità stessa del film. Un adattamento riuscito dovrebbe restare una commedia musicale colorata e, semmai, amplificare la presa in giro del culto della celebrità, non levigarla via in nome della serietà. Se lo fanno diventare Il gladiatore, tanto vale non farlo.

La scelta più rischiosa della lista, proprio per questo la più stimolante. Le follie dell'imperatore è una commedia pura, costruita su reazioni fisiche impossibili, rotture della quarta parete e personaggi che sembrano consapevoli di essere dentro una storia ridicola. Tradurre tutto questo in carne e ossa in modo realistico significherebbe ucciderlo.

La soluzione, però, esiste: non fare un film realistico, ma un cartone animato dal vero, con scenografie dichiaratamente finte, recitazione sopra le righe ed effetti che non fingono di essere veri. Registi come Taika Waititi hanno dimostrato che la demenzialità da cartone può funzionare benissimo in live-action. C'è poi il materiale inesplorato dell'ambientazione inca e mesoamericana, che Le follie dell'imperatore sfiora appena, e soprattutto Yzma, un villain talmente sopra le righe da meritare un'attrice capace di esaltare il personaggio.

Se c'è un film Disney nato per essere un live-action senza esserlo, è questo, e non è nemmeno una questione di opinioni. Atlantis non ha canzoni, non ha spalle comiche animalesche, ha un'estetica quasi punk, un cattivo che è un mercenario politico e un tono adulto che nel 2001 disorientò tutti, a partire dai genitori che si aspettavano il solito musical Disney. Lo sceneggiatore Tab Murphy ha raccontato che i registi Kirk Wise e Gary Trousdale gli chiesero esplicitamente di scriverlo come se fosse un film dal vero.

La storia del linguista Milo Thatch che guida una spedizione verso la città sommersa dà ad Atlantis - L'impero perduto tutto quello che serve a un blockbuster contemporaneo: il sottomarino, i veicoli meccanici, la tecnologia a cristalli, l'architettura della città perduta. Un remake potrebbe mescolare lo spirito di Indiana Jones (1984) con l'ambizione visiva di Avatar (2009), e soprattutto potrebbe finalmente dare a Kida il ruolo di co-protagonista che nell'originale non ha mai avuto, relegata com'era a fare da guida a Milo. Il pubblico che nel 2001 non capiva a chi fosse rivolto il film, oggi esiste eccome.

L'altro grande rimpianto della Disney di inizio millennio è forse il caso più doloroso. Il pianeta del tesoro trasporta L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson nello spazio, con galeoni di legno che navigano tra le galassie, porti alieni brulicanti e un ragazzino ribelle che fa surf spaziale su una tavola solare. Un'idea visiva magnifica, affossata da un flop che segnò l'inizio della crisi dell'animazione tradizionale Disney: quattro anni di lavorazione, un budget enorme e un incasso che non arrivò nemmeno a coprirne la metà, nonostante una campagna di marketing imponente.

Il punto forte de Il pianeta del tesoro, però, non è lo spettacolo ma il rapporto tra Jim Hawkins, ragazzo arrabbiato e convinto che tutti prima o poi lo abbandoneranno, e il pirata cyborg John Silver, che diventa insieme il padre che gli manca e chi, più di tutti, può tradirlo. Un live-action potrebbe dare a quel mondo la scala che meritava e approfondire quel legame, consegnando alla Disney una storia familiare perfetta per i nostri tempi, magari accentuando il rapporto tra sentimenti umani e tecnologia. Il rischio, semmai, sarebbe quello di non riproporre l'ennesimo Pirati dei Caraibi (2003).

Informazioni su questa lista

Titoli

10

Costo totale di visione

5,99 €

Durata totale

13h 50min

Generi

Animazione, Famiglia, Commedia

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