Mike Flanagan: “La mia Carrie non è un mostro. Racconto una tragedia nell'era dei social”

Mike Flanagan: “La mia Carrie non è un mostro. Racconto una tragedia nell'era dei social”

Pubblicato il30 settembre 2026

Aggiornato il30 settembre 2026

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“Non andrei mai avanti con un progetto di Stephen King senza la sua espressa benedizione: è il mio eroe”. Non è certo la prima volta che Mike Flanagan si confronta con un'opera del Maestro del Terrore. Negli anni lo abbiamo visto portare sullo schermo Il gioco di Gerald (2017), Doctor Sleep (2019) e The Life of Chuck (2024). Ma il senso di responsabilità e la pressione di avere a che fare con opere letterarie celebri e divenute parte dell'immaginario collettivo (anche grazie al cinema) sono sempre altissimi. Dal 7 ottobre su Prime Video vedremo il frutto del suo ultimo lavoro: Carrie.

Una reinterpretazione del primo romanzo dell'autore del Maine pubblicato nel 1974 e diventato un film omonimo diretto da Brian De Palma due anni dopo. “Quando ho esposto a King l'idea per la prima volta, la sua reazione iniziale è stata la stessa che ho avuto io: 'Perché farlo di nuovo?'”, spiega lo showrunner quando lo incontriamo via Zoom. “Gli ho spiegato le nuove idee e perché pensavo che questo fosse un approccio diverso alla storia, e si è entusiasmato molto. Sapeva tutto quello che avremmo fatto prima ancora che iniziassimo a lavorare. Ha amato moltissimo lo show, il che è sempre un sollievo incredibile”.

Nell'arco di otto episodi, la serie segue le vicende di Carrie White (Summer Howell), un’adolescente emarginata, che ha trascorso tutta la sua vita rinchiusa tra le mura di casa insieme alla madre Margaret (Samantha Sloyan), estremamente protettiva nei suoi confronti. Dopo la morte improvvisa e prematura del padre, Carrie viene catapultata nello spietato ecosistema di un liceo pubblico, dove è costretta ad affrontare lo scalpore mediatico provocato da un atto di bullismo che sconvolge la sua comunità, la pressione costante e la crudeltà indiscriminata dell’era dei social media, nonché il risveglio di misteriosi poteri telecinetici che si manifestano nel corso della sua adolescenza.

La paura dell'horror e la scoperta di Stephen King

Carrie

Quello di Carrie è il romanzo che ha segnato l'inizio di una (stra)fortunata e prolifica carriera per King che, nel corso degli anni, ha venduto più di 350 milioni di copie nel mondo. Un bestseller tradotto in 35 lingue che la trasposizione cinematografica del '76 ha contribuito a consolidare come cult, con tanto di doppia candidatura all'Oscar per Sissy Spacek e Piper Laurie. Ed è proprio la pellicola di De Palma il primo contatto di Mike Flanagan con questa storia. “Ho visto il film prima di leggere il libro. Sono arrivato all'horror un po' tardi nella mia infanzia perché ne avevo tantissima paura. Ero un bambino davvero spaventato, non riuscivo proprio a gestire i film dell'orrore, al punto che fingevo di stare male se ero a un pigiama party e i miei amici guardavano qualcosa di spaventoso”, confessa il regista e sceneggiatore.

“L'ho visto alle medie e si è impresso permanentemente nella mia immaginazione come solo quel film sa fare. Ho letto il libro più tardi, quando stavo divorando tutto quello che aveva scritto Stephen King”, continua. “Andavo in ordine sparso e avevo già letto quei tomi enormi come L'ombra dello scorpione, It e Le notti di Salem. Poi sono tornato indietro a Carrie, che sullo scaffale è un libro sorprendentemente sottile. Penso sia stato alle superiori che ho davvero assorbito tutto questo. E il film mi ha parlato molto allora, perché al tempo ero un ragazzino terribilmente nervoso, timido e un po' bullizzato. Mi colpì molto”.

L'impatto dei social

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Nel raccontare la storia di Carrie ai giorni nostri, Flanagan ha usato lo stile narrativo frammentato adottato da King e fatto di referti, testimonianze e persone che ricostruivano l'accaduto a posteriori, ma lo ha aggiornato al presente. Ecco perché l'uso dei social media e la conseguente immediata viralità dell'umiliazione a cui è soggetta la protagonista hanno un ruolo così centrale negli otto episodi che compongono lo show. “La tecnica usata da King nel romanzo è fantastica, ma è molto legata al suo tempo: articoli di giornale, lettere, interviste. Noi viviamo in un mondo molto diverso rispetto a quello che abitava lui mezzo secolo fa quando il libro è stato pubblicato”, osserva lo showrunner.

“Quando accadono avvenimenti nel nostro mondo, che si tratti di eventi su scala globale focalizzati su un singolo individuo, tendiamo a viverli attraverso questo caleidoscopio di prospettive digitali frammentate”, prosegue. “A volte vedo grandi notizie apparire nel mio feed da tutte queste diverse angolazioni. Vengono ingerite e rigurgitate così rapidamente da quel mondo digitale che gli adolescenti oggi vivono in un contesto in cui i loro traumi, i loro tormenti e i loro errori possono essere istantaneamente e permanentemente visibili dall'intero pianeta. Questo crea un impatto e un'ansia che non avrei mai potuto immaginare quando ero un adolescente”.

Nel romanzo alcuni dei temi principali sono quelli della verità, dell'umiliazione e del sentirsi un outsider. Per Flanagan c'è una differenza nell'esserlo nel 2026 rispetto al 1974? “Penso che sfortunatamente oggi tutto questo sia alimentato principalmente da Internet. Abbiamo visto come gli attacchi coordinati contro gli outsider siano diventati più normalizzati e meno criticati. Essere un emarginato ha sempre comportato un certo grado di umiliazione e violenza, ma nel 2026 sembra amplificato”, riflette.

“Per molto tempo venivano presi di mira a livello locale o individuale da persone vicine a loro. Ora, grazie al web, le persone possono accanirsi in modo così specifico e insidioso che l'esperienza di un emarginato è molto più terribile e straziante rispetto a cinque decenni fa. Purtroppo, quel tipo di comportamento è stato tollerato e incoraggiato al punto da diventare parte integrante del nostro discorso sociale come qualcosa di inevitabile”.

Trovare la nuova Carrie

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Un elemento fondamentale per la riuscita della serie era trovare la nuova Carrie White. Impresa ardua, specie se il confronto si gioca con un'icona come Sissy Spacek che per 50 anni ne ha rappresentato il volto. Ma, dopo una selezione alla quale hanno preso parte oltre 1.500 attori, Summer Howell è stata scelta per incarnare la nuova versione. “Mi ha aiutato enormemente perché una delle prime cose che mi ha detto quando ha ottenuto la parte è stata: 'Dovrei leggere il libro o vedere i film? Non ho fatto nessuna delle due cose'”, ricorda Flanagan. “E io le ho detto: 'Non leggerlo e non guardare nessun altro adattamento. Parleremo solo del personaggio'. Summer è arrivata alla storia senza aver mai conosciuto il personaggio in altre versioni, quindi non aveva nulla di tutto ciò nella sua testa e non c'era il rischio che ne facesse un'imitazione. Portava qualcosa di completamente nuovo”.

Nel dare vita a questa nuova versione del personaggio, vediamo la giovane protagonista profondamente curiosa e con un atteggiamento di fiducia nei confronti delle buone intenzioni del prossimo. “Avere una Carrie aperta ed entusiasta è stato un punto di partenza meraviglioso per vedere come queste piccole interazioni la plasmano”, spiega il regista e sceneggiatore. “Non stavamo raccontando la storia di una liceale che si trasforma in un mostro perché non ce ne sono nella nostra storia. Considerandolo più una tragedia che un racconto horror, crediamo che le prime siano popolate da individui che possono fare cose mostruose. Ma non penso che la nostra Carrie diventi mai un mostro”.

Andare oltre l'horror e umanizzare i personaggi

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Fin dall'inizio, sebbene senza conoscerne i dettagli, sappiamo come andrà a finire la storia. Nel raccontarla, guardiamo a ogni momento come un altro passo verso l'inevitabile. Ma nel corso degli episodi, il suo creatore era interessato a individuare un momento in cui la tragedia avrebbe potuto essere evitata? Magari semplicemente attraverso un piccolo atto di gentilezza nei confronti della protagonista? “Una delle opportunità che abbiamo avuto rispetto a qualsiasi altro adattamento è stata quella di poter esplorare in profondità i personaggi”, confida Flanagan.

“Non ero interessato solo a quei momenti in cui il percorso di Carrie avrebbe potuto prendere un'altra piega, ma anche ad approfondire personaggi storicamente bollati come mostruosi come Chris Hargensen, Margaret White e Billy Nolan per umanizzarli e guardare a quei momenti in cui arrivano a quei bivi e a quelle scelte. Perché penso che questa sia una storia sulle scelte che le persone fanno e su come queste portino a un esito tragico. Non c'è nulla di inevitabile in questa storia”.

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Carrie
Carrie

Carrie

2026

Carrie, dopo l'improvvisa morte del padre che la catapulta nella dura realtà della scuola pubblica, si ritrova a dover affrontare uno scandaloso episodio di bullismo virale che sconvolge la sua comunità, la pressione incessante e la crudeltà gratuita tipiche dell'era dei social media, nonché il risveglio di misteriosi poteri telecinetici che emergono con l'adolescenza.

Informazioni su questa lista

Titoli

1

Costo totale di visione

4,99 €

Durata totale

6h 56min

Generi

Drammatico, Orrore, Thriller e Mistero

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