
10 calciatori famosi che sono apparsi nei film
L'11 giugno 2026 si apre il Mondiale di calcio negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, il primo della storia a quarantotto squadre. Mentre il mondo del pallone si prepara all'evento sportivo più grande dell'anno, vale la pena ricordare che il rapporto tra calcio e cinema è molto più lungo e bizzarro di quanto si possa immaginare.
Da Pelé che para i rigori accanto a Sylvester Stallone nel 1981 a Zlatan Ibrahimović che interpreta un legionario romano accanto a Marion Cotillard nel 2023, passando per un giovane Carlo Ancelotti che mena come un fabbro in un film di Terence Hill, i calciatori hanno provato a fare gli attori con risultati che vanno dal sorprendente al catastrofico, quasi sempre con un fascino involontario che li rende irresistibili. Ecco dieci casi da recuperare sulle piattaforme di streaming.
Pelé
Il capostipite di tutti i calciatori al cinema. Fuga per la vittoria racconta la storia di un gruppo di prigionieri di guerra alleati che organizzano una partita di calcio contro una selezione tedesca in uno stadio di Parigi occupata, con l'obiettivo nascosto di fuggire durante l'intervallo. Il cast mescola attori veri (Michael Caine come capitano della squadra, Sylvester Stallone come portiere americano che non ha mai visto un pallone da calcio) e calciatori veri, tra cui Pelé nel ruolo del trinidadiano Luis Fernandez, Bobby Moore, Osvaldo Ardiles e il belga Paul Van Himst.
Il film di John Huston ha una premessa assurda (Stallone che para un rigore con un colpo da arti marziali è uno dei momenti più involontariamente comici della storia del cinema sportivo), ma funziona ancora oggi come intrattenimento puro, e Pelé ci mette la cosa che nessun attore può replicare: la naturalezza atletica di un uomo che col pallone può fare qualunque cosa. La sua rovesciata nel secondo tempo resta la scena più iconica del film, e il fatto che fosse una delle prime volte in cui un calciatore in attività compariva in un film di Hollywood la rende un momento fondativo. Pelé, scomparso nel 2022 a ottantadue anni, tornerà poi in altri film minori in Brasile, ma Fuga per la vittoria resta il suo lascito cinematografico. Perfetto per chi vuole vedere il calcio trasformato in cinema d'avventura vecchia scuola.
Carlo Ancelotti
La voce più curiosa di questa lista, e forse la più italiana. Nel 1983, quando per tutti era ancora "Bimbo" nonostante fosse già un senatore della Roma di Nils Liedholm campione d'Italia, Carlo Ancelotti accettò un ruolo nel Don Camillo di Terence Hill, remake del classico con Fernandel e Gino Cervi. L'eterna battaglia tra il parroco e il sindaco comunista Peppone si combatte questa volta su un campo di calcio, Angeli contro Diavoli, e tra i Diavoli (che comprano l'arbitro e si impongono 3-2) c'è un Ancelotti cattivissimo che mena come un fabbro gli avversari, tra cui Roberto Boninsegna.
Il film non è un capolavoro (le critiche furono tiepide, il confronto con gli originali impossibile), ma la scena di Ancelotti che interpreta un calciatore sporco e violento ha un fascino comico involontario enorme, soprattutto alla luce di quello che Ancelotti è diventato dopo: l'allenatore più elegante e signorile del calcio mondiale, l'uomo del sopracciglio alzato, il tecnico che ha vinto la Champions League cinque volte tra Milan e Real Madrid. Rivederlo a ventiquattro anni mentre stende avversari in un campo di periferia è un piccolo piacere per tutti gli appassionati di calcio. Un pezzo di storia minore del cinema italiano che merita di essere riscoperto.
Vinnie Jones è l'unico calciatore di questa lista che è diventato davvero un attore, con una filmografia di oltre settanta titoli e una carriera hollywoodiana che dura da quasi trent'anni. Ex centrocampista del Wimbledon (membro della leggendaria Crazy Gang che vinse la FA Cup nel 1988 contro il Liverpool), dodici cartellini rossi in carriera e il record di un'espulsione dopo tre secondi di gioco, Jones aveva la faccia giusta per il cinema di Guy Ritchie, che lo scritturò per Lock & Stock - Pazzi scatenati nel ruolo di Big Chris, un esattore di debiti con un figlio piccolo e una propensione alla violenza espressa con la stessa naturalezza con cui entrava a gamba tesa sugli avversari.
Il film fu un successo enorme, e Ritchie lo richiamò due anni dopo per Snatch - Lo strappo (2000), consolidando il sodalizio. Da lì Jones è passato a X-Men - Conflitto finale (nel ruolo di Juggernaut), Codice Swordfish (2001), Escape Plan con Stallone, e decine di altri film d'azione, alcuni più riusciti, altri meno. Non è un grande attore nel senso tradizionale del termine, ma ha una presenza fisica e un'aria da duro autentico che gli hanno permesso di costruirsi una nicchia solida a Hollywood. Da vedere per chi ama il crime britannico degli anni Novanta e per chi è curioso di scoprire il calciatore che ha avuto più successo lontano dal campo.
Eric Cantona
Eric Cantona è stato uno dei calciatori più carismatici della storia del calcio, un uomo che parlava per enigmi, citava Rimbaud nelle conferenze stampa, e nel 1995 tirò un calcio volante a un tifoso del Crystal Palace che lo stava insultando dagli spalti. Quando si ritirò dal Manchester United nel 1997, a soli trent'anni, nessuno si stupì che la sua seconda carriera fosse nel cinema. Il debutto internazionale arrivò l'anno dopo con Elizabeth di Shekhar Kapur, il dramma storico candidato a sette Oscar con Cate Blanchett nel ruolo di Elisabetta I, in cui Cantona interpreta Monsieur de Foix, l'ambasciatore francese alla corte inglese.
Il ruolo è piccolo ma dignitoso, e Cantona lo porta a casa senza figuracce, il che per un calciatore al suo primo film, affiancato peraltro da Cate Blanchett, è già un grande risultato. Da lì in poi la carriera cinematografica di Cantona si è sviluppata soprattutto in Francia, con ruoli in film come Il secondo vento di Robert Enrico e una serie di produzioni indipendenti, ma il momento più bello arriverà undici anni dopo con Ken Loach. Consigliato a chi ama i period drama britannici e a chi vuole vedere il Re Eric con la parrucca del Cinquecento.
Eric Cantona
Il caso più bello di calciatore al cinema, e uno dei pochi in questa lista che si possa definire un vero buon film a prescindere dalla presenza del calciatore. Ken Loach, il regista di Kes (1970) e Il vento che accarezza l'erba (2006), costruisce Il mio amico Eric attorno a un postino di Manchester in piena crisi esistenziale (Steve Evets) che comincia ad avere visioni di Eric Cantona, il suo idolo d'infanzia, seduto in camera sua a dargli consigli di vita tra una citazione filosofica e un aneddoto calcistico.
Cantona interpreta sé stesso con un'autoironia e una leggerezza che nessuno si aspettava. Non recita: è Cantona, con il suo accento francese, la sua aria da filosofo di strada, e la sua capacità di dire cose profonde con la faccia di chi sta parlando del meteo. Il film funziona perché Loach lo tratta come una commedia sociale realista (il postino ha problemi veri, debiti veri, una famiglia disfunzionale vera) in cui l'elemento fantastico della presenza di Cantona non viene mai spiegato né giustificato, e lo spettatore lo accetta come fa il protagonista: come un regalo inspiegabile. Una visione consigliata a chiunque, tifosi e non, e il miglior film mai fatto sul rapporto tra un fan e il proprio idolo.
Zinedine Zidane
L'uomo che ha segnato due gol di testa nella finale del Mondiale 1998, che ha fatto la roulette più famosa della storia del calcio, e che ha chiuso la carriera con una testata al petto di Marco Materazzi nella finale del Mondiale 2006, compare in Asterix alle Olimpiadi con parrucca, eyeliner e abiti dell'antica Grecia nel ruolo di Numerodix (il gioco di parole con "numero dieci" è esplicito e voluto). Il film, terzo adattamento live-action della serie di Goscinny e Uderzo, è una commedia francese a grosso budget piena di camei sportivi (oltre a Zidane compaiono Michael Schumacher, Tony Parker e Amélie Mauresmo), e Zidane ci mette una disponibilità al ridicolo che il suo personaggio pubblico, timido e riservato, non lasciava immaginare.
La performance non è memorabile (Zidane non è un attore, e il film non gli chiede di esserlo), ma vederlo in costume greco che calcia un pallone di cuoio antico con la stessa eleganza con cui serviva assist al Bernabéu ha un fascino tutto suo. Zidane era apparso anche nei film della trilogia Goal! (2005) nel ruolo di sé stesso, accanto ai compagni di squadra Beckham e Raúl, ma è in Asterix che si concede davvero al cinema, accettando di essere ridicolo per una volta. Per i fan di Zizou e per chi vuole vedere il calciatore più elegante della sua generazione travestito da greco antico.
Totti, Buffon, Del Piero e De Rossi
Il cameo collettivo più italiano possibile. Quando Sergio Martino decise di girare il sequel di L'allenatore nel pallone (1984), il film cult con Lino Banfi nei panni del mister Oronzo Canà, sapeva che per funzionare il film doveva avere i volti del calcio italiano contemporaneo. Il risultato è una sfilata di comparse d'eccezione: Francesco Totti, Gianluigi Buffon, Alessandro Del Piero, Daniele De Rossi, e poi Claudio Lotito, Ilaria D'Amico, Massimo Mauro, Mario Sconcerti, Ciccio Graziani, Roberto Pruzzo, Giancarlo Antognoni, e lo stesso Carlo Ancelotti (che a venticinque anni da Don Camillo torna sul set con un curriculum calcistico nel frattempo diventato leggendario).
L’allenatore nel pallone 2 non è all'altezza dell'originale (pochi sequel lo sono), ma le comparse dei calciatori hanno un valore documentario involontario: vedere Totti, Buffon e Del Piero insieme nello stesso fotogramma, nel pieno della carriera, con la faccia di chi si sta divertendo come ragazzini al campetto, è un pezzo di storia del calcio italiano travestito da commedia. L'originale del 1984, con Banfi che porta la Longobarda alla salvezza grazie al brasiliano Aristoteles, resta un classico intoccabile della commedia sportiva italiana. Consigliato a chi ama il calcio italiano e le commedie di Lino Banfi, e da vedere in doppia visione con l'originale.
David Beckham
Il caso più discusso di questa lista, e forse il più bizzarro. Guy Ritchie, che con Vinnie Jones aveva dimostrato di saper usare i calciatori nei suoi film, decide di dare a David Beckham un cameo in King Arthur: Il potere della spada, il suo adattamento dark del mito della tavola rotonda, con Charlie Hunnam nel ruolo del re. Beckham interpreta un soldato medievale con protesi facciali, barba finta e un accento cockney che alcuni lo hanno trovato divertente, altri imbarazzante, mentre la maggior parte degli spettatori non ha riconosciuto lo Spice Boy fino ai titoli di coda.
Il cameo dura pochi minuti, e Beckham non è chiamato a fare molto di più che pronunciare qualche battuta con la voce più roca possibile. Il film fu un flop al botteghino (centoquarantotto milioni di dollari di incasso contro un budget di centosettantacinque), e il cameo di Beckham è diventato uno dei momenti più meme-ificati del cinema del 2017. Beckham era già apparso nei film della trilogia Goal! e come proiezionista in Operazione U.N.C.L.E. (sempre di Ritchie), ma è in King Arthur che il suo tentativo di fare l'attore raggiunge il punto di massima visibilità e massima divisione. Da vedere per curiosità e per il piacere di giudicare da soli.
Neymar
Nel terzo capitolo della saga d'azione con Vin Diesel, il brasiliano Neymar compare in una scena accanto a Samuel L. Jackson in cui usa le sue abilità calcistiche per colpire un avversario con un distributore di tovaglioli, trasformando un oggetto da tavola in un'arma improvvisata. La scena dura meno di un minuto, è completamente assurda, e funziona esattamente per questo: Neymar non prova a recitare, fa Neymar, e il film lo usa come si userebbe un effetto speciale particolarmente costoso.
Il regista D.J. Caruso ha raccontato di aver voluto inserire un calciatore nel film dopo che Neymar era stato eletto il giocatore più prezioso d'Europa, e la scelta si è rivelata un colpo di marketing più che una scelta artistica. Neymar tornerà poi in un cameo ne La casa di carta (2017) di Netflix, nel ruolo di un monaco brasiliano, confermando la sua vocazione per le apparizioni brevi e sorprendenti. xXx: Il ritorno di Xander Cage non è un buon film, ma la scena di Neymar col distributore di tovaglioli è diventata virale e resta un piccolo cult dell'assurdo cinematografico.
Zlatan Ibrahimović
Quattordici anni dopo il cameo di Zidane in Asterix alle Olimpiadi, con Il Regno di Mezzo la saga francese torna a pescare nel mondo del calcio e sceglie il calciatore più improbabile possibile: Zlatan Ibrahimović, nel ruolo del legionario romano Caius Antivirus, il centurione preferito di Cesare. Il film, diretto e interpretato da Guillaume Canet (con Marion Cotillard nei panni di Cleopatra e Vincent Cassel come Cesare), è il primo adattamento della serie ad essere ambientato in Cina, e Ibrahimović ci si butta con la stessa incoscienza con cui entrava in area di rigore.
La performance è esattamente quello che ci si aspetta da Zlatan: nessuna sottigliezza, nessuna vulnerabilità, solo la sicurezza granitica di un uomo che pensa sinceramente di poter fare qualunque cosa. Il suo Antivirus è più Ibrahimović in costume che un personaggio vero, e il ruolo non gli chiede altro. Le recensioni sono state negative (il film è stato un insuccesso critico e commerciale in Francia), ma Ibrahimović in armatura romana che cammina come se fosse al centro del campo del San Siro resta un'immagine che da sola vale il prezzo del biglietto. Da vedere per i fan di Zlatan e per chi vuole completare la collezione dei calciatori in Asterix.











































