
"Backrooms": tutto quello che devi sapere sul film tratto da una nota creepypasta (e webserie)
Tutto è iniziato nel 2022 quando l'allora diciassettenne Kane Parsons pubblicò sul suo canale YouTube chiamato Kane Pixels un video di nove minuti e 14 secondi, The Backrooms (Found Footage), arrivato oggi alla cifra incredibile di 73 milioni di visualizzazioni.
L'inizio di una web-series semi-antologica lunga 23 episodi ispirata all'omonima creepypasta – breve storia paranormale generata da utenti su Internet – incentrata attorno ad Async, un istituto di ricerca fittizio che, negli anni '90, scopre l'esistenza di queste Backrooms, ribattezzate "Il complesso", e tenta di documentarle e studiarle portando a un'impennata di casi di persone scomparse. Un progetto che, in totale, ha raggiunto quasi 200 milioni di visualizzazioni.
Non è un caso, dunque, che nel 2023 la casa di produzione e distribuzione più sperimentale e innovativa in circolazione, A24, abbia preso una decisione a suo modo rivoluzionaria: produrre e distribuire Backrooms. Il lungometraggio d'esordio di Parsons – appena ventunenne -, la cui uscita è prevista negli Stati Uniti per il 29 maggio, con protagonisti Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve.
Cosa sono le Backrooms?
Per capire meglio il fenomeno che ha portato alla realizzazione del film bisogna fare un salto indietro nel tempo. Più precisamente al 12 maggio 2019, quando un utente anonimo ha postato un'immagine di una stanza vuota con pareti gialle e moquette su 4chan. Un sito imageboard fondato da Christopher Poole nel 2003 e caratterizzato da svariate bacheche in cui gli utenti possono pubblicare immagini e dare vita a thread. Quel giorno uno dei membri di questa comunità ha chiesto ad altri di “pubblicare immagini inquietanti che sembrino semplicemente sbagliate”.
La risposta non ha tardato ad arrivare sotto forma di file chiamato “Dsc00161.jpg”. Una foto leggermente inclinata di un corridoio giallo e vuoto. Il giorno seguente un altro utente ancora ha risposto fornendo quella che, a tutti gli effetti, è la prima storia sulle Backrooms, spiegando che ci si entra attraverso un “noclip” (termine videoludico che indica l'attraversamento di un confine fisico) “che porta dalla realtà alle aree sbagliate”.
Questo, nella sua interezza, il messaggio lasciato dall'utente anonimo: “Se non stai attento e ti ritrovi fuori dalla realtà nelle zone sbagliate, finirai nelle Backrooms, dove non c'è altro che la puzza di vecchia moquette umida, la follia del giallo monocromatico, l'infinito rumore di fondo delle luci fluorescenti al massimo ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate a caso in cui rimanere intrappolato. Dio ti salvi se senti qualcosa che si aggira nelle vicinanze, perché di sicuro ti ha sentito”.
L'inizio di tutto. Perché da quel momento il mito delle Backrooms è cresciuto a dismisura, trasformandosi in una delle creepypasta più terrificanti di Internet che usa il concetto di spazi liminali, luoghi vuoti o abbandonati – spesso di transizione – che appaiono inquietanti, per terrificare chiunque vi si imbatta. Da quella prima immagine e la relativa descrizione ne sono scaturite molte altre che hanno portato alla creazione di un fandom, un gergo e un ampliamento del mondo dedicato al fenomeno horror.
Il risultato sono aree aggiuntive chiamate Livelli (parcheggi, centrali elettriche, corridoi di manutenzione, sale da biliardo, corridoi ospedalieri) con gradi diversi di pericolosità, entità (creature umanoidi a quattro zampe, senza volto o che sembrano sorridere in modo inquietante) e acqua di mandorle (risorsa vitale trovata nei livelli, usata per mantenere la sanità mentale e curare ferite) oltre all'ampliamento del proprio raggio di azione anche su altre piattaforme come YouTube, Twitter e TikTok. Così popolari da essere diventate d'ispirazione per Dan Erickson e la sua Scissione (2022) che di spazi liminali ne sa decisamente qualcosa.
Le origini delle Backrooms
Per due anni nessuno ha saputo spiegare da dove arrivasse quella prima immagine che ha sancito la nascita delle Backrooms. Ma tale è stato il fenomeno suscitato che, nel maggio 2024, un utente di Twitter svelò che un suo amico ne aveva scoperto l'origine. Tutto merito della comunità Discord (piattaforma social di messaggistica vocale o scritta) dedicata alle immense e spaventose distese extradimensionali che, grazie a Wayback Machine, sono risalite fino a una pagina web archiviata nel marzo del 2003.
Quel corridoio giallo apparteneva a un ex negozio di mobili, il Rohner's Home Furnishings situato all'807 di Oregon Street a Oshkosh, Wisconsin, fatto di pareti divisorie e finte pareti interne. E quell'immagine altro non era che una foto scattata il 12 giugno 2002 per documentare la sua ristrutturazione quando, l'anno successivo, subentrò una filiale della catena statunitense di HobbyTown. Quegli scatti realizzati con una fotocamera Sony Cyber-shot finirono poi sul blog di ristrutturazione della filiale di Oshkosh dando inconsapevolmente vita al mito con tre semplici elementi: moquette, carta da parati gialla e illuminazione fluorescente.
Il futuro dell'horror si chiama Kane Parsons?
Gli stessi che, nel 2022, hanno ispirato il giovane Kane Parsons a postare sul suo canale YouTube il già citato The Backrooms (Found Footage). Lo stesso che non ha mai seguito una scuola di cinema e si è avvicinato agli effetti visivi da autodidatta grazie a LittleBigPlanet e Adobe After Effects.
L'estetica del video e di quelli a seguire è definita “analog horror”, un sottogenere che sfrutta l'aspetto dei media pre-digitali per amplificare il senso di terrore. E il risultato è piuttosto convincente, tra camera a mano ed estetica da VHS grezza. La risposta degli utenti è stata così appassionata da far associare immediatamente il suo nome alle Backrooms di cui è diventato una sorta di rappresentante.
È così che A24 si è accorta di lui. Un mix di talento, inventiva, originalità e orrore che ha fatto scommettere su un liceale la stessa casa di distribuzione e produzione che ha contribuito a far (ri)fiorire l'horror grazie a una schiera di nuovi autori. Da Robert Eggers ad Ari Aster passando per i fratelli Danny e Michael Philippou, Rose Glass e Ti West. La scommessa, neanche a dirlo, si chiama Backrooms. Un horror psicologico di fantascienza soprannaturale scritto da Will Soodik e prodotto, tra i tanti, da James Wan con la sua Atomic Monster, Shawn Levy con 21 Laps Entertainment e Osgood Perkins. Tutti nomi che di horror ne sanno qualcosa.
La trama ruota attorno a una terapeuta con il volto di Renate Reinsve che si avventura in una dimensione ultraterrena alla ricerca di Clark, un paziente scomparso interpretato da Chiwetel Ejiofor. Dal primo trailer diffuso vediamo l'uomo imbattersi in una porta situata nel seminterrato di uno showroom di mobili dalla quale ha accesso ad un'altra dimensione. Da lì un'infinità di corridoi, strane e inquietanti presenze, luce fluorescente e l'onnipresente colore giallo che pervade tutto, dalle pareti alla moquette. Tutti elementi perfetti per farne uno degli horror più attesi dell'anno. E chissà, magari, dare il via a una nuova stagione del genere.







