
Da “All Her Fault” a “Petra”: le 10 migliori serie TV imperdibili da vedere su Sky
All Her Fault è arrivata in Italia il 23 novembre 2025 in esclusiva su Sky Atlantic e NOW, e nel giro di poche settimane si è imposta come uno dei casi televisivi più discussi dell’ultima stagione. Otto episodi, un cast che riunisce Sarah Snook, Dakota Fanning, Jake Lacy e Michael Peña, una produzione Carnival Films (gli stessi di The Day of the Jackal e Downton Abbey) e un team creativo quasi interamente al femminile guidato dalla showrunner Megan Gallagher e dalla regista Minkie Spiro.
Al centro, una madre di Chicago, Marissa Irvine, il cui figlio Milo sparisce dopo un pomeriggio di gioco a casa di una compagna di scuola – o meglio, di quella che avrebbe dovuto essere la casa di una compagna di scuola. Se pensate che questa sia una serie TV basata su un rapimento, vi sbagliate di grosso. Questo è solo l’inizio di una fitta rete di inganni e menzogne decisamente più sconvolgenti.
All Her Fault segna il ritorno televisivo di Sarah Snook dopo Succession (2018-2022), ma con un personaggio che non ha nulla a che vedere con Shiv Roy. Marissa è una donna comune, professionista affermata e madre borghese, schiacciata dal meccanismo che trasforma la sparizione di un bambino nel processo mediatico e sociale alla figura materna. Il thriller psicologico femminile come genere sta vivendo una nuova stagione, pensiamo a Big Little Lies (2017-2018), Mare of Easttown (2021), The Perfect Couple (2024), e All Her Fault si inserisce in questa traiettoria con la durezza di chi sa che la colpa, sulle madri, non ha bisogno di prove per attecchire. Bastano un attimo di distrazione e una comunità sarà sempre pronta a puntare il dito.
Ma All Her Fault è solo uno dei molti titoli eccezionali presenti all’interno del catalogo Sky. Tra Original italiani, Exclusive internazionali e titoli di catalogo che hanno fatto la storia recente della serialità, la piattaforma offre una selezione che spazia dal true crime al gotico, dalla satira politica al coming-of-age musicale. In questo articolo, vi consigliamo dieci serie TV imperdibili da recuperare o scoprire su Sky, con un occhio di riguardo per le produzioni italiane e per quei titoli che, per quanto ci riguarda, sono fin troppo passati in sordina e meritano un’occasione in più.
La serie Sky Original firmata da Sydney Sibilia e prodotta da Sky Studios e Groenlandia è stata uno dei fenomeni televisivi italiani del 2024, una delle prime stagioni più viste di sempre su Sky. Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli interpretano Max Pezzali e Mauro Repetto in otto episodi che raccontano la Pavia di fine anni Ottanta, la bocciatura al liceo, l’incontro tra i due, la nascita di un’amicizia che diventerà uno dei sodalizi più celebri della musica italiana.
Più che un biopic musicale, Hanno ucciso l’Uomo Ragno è un vero e proprio coming-of-age di provincia che usa gli 883 come pretesto per raccontare una generazione, quella che negli anni Novanta si è costruita un immaginario mescolando fumetti, punk rock, televisione commerciale e cassette di contrabbando. La seconda stagione, intitolata Nord Sud Ovest Est, arriverà su Sky il 9 ottobre 2026 e chiuderà la storia con il secondo album e l’inizio della fine del duo. Motivo in più per recuperare la prima!
Tratta dal romanzo omonimo di Antonio Scurati, diretta da Joe Wright e prodotta da Sky Studios con The Apartment, M. Il figlio del secolo è senza ombra di dubbio la serie italiana più ambiziosa degli ultimi anni. Luca Marinelli è Benito Mussolini dal 1919 al delitto Matteotti, e la sua interpretazione – fisica, teatrale, volutamente respingente – è il centro gravitazionale di un racconto che rifiuta ogni tentazione di normalizzazione storica.
La serie costruisce un Mussolini che rompe la quarta parete, si rivolge allo spettatore, lo sfida, lo seduce. Prima ancora che estetica, questa è una scelta politica: restituire al fascismo la sua forza retorica originaria significa costringere chi guarda a interrogarsi su quanto di quel linguaggio sia ancora in circolazione. Otto episodi densi, scritti come un’opera rock con la colonna sonora dei The Chemical Brothers, che fanno di M. Il figlio del secolo un oggetto televisivo unico nel panorama europeo recente.
Gomorra è la serie TV che ha ridefinito la serialità italiana, il momento in cui la televisione nostrana ha smesso di inseguire modelli stranieri e si è imposta all’estero con una voce propria. Cinque stagioni tratte dal romanzo di Roberto Saviano, girate in napoletano sottotitolato, con una fotografia livida e una violenza che non è mai spettacolare ma sempre funzionale al racconto della struttura economica della camorra.
Genny Savastano e Ciro Di Marzio – interpretati da Salvatore Esposito e Marco D’Amore – sono diventati icone pop del decennio, con un linguaggio che ancora oggi è fortemente usato e citato, ma la vera forza di Gomorra sta nel non aver mai costruito un eroe. Tutti i personaggi sono ingranaggi di un sistema che li mastica e li restituisce cambiati o morti, e la serie ha il coraggio di raccontare Scampia e Secondigliano come luoghi reali e non come sfondo pittoresco. E se vi manca o avete voglia di scendere ancora più in profondità alle origini di tutto questo, allora imperdibile è anche il prequel Gomorra – Le origini (2026-in corso), la cui seconda stagione, sebbene non ancora confermata, sembrerebbe essere pronta per entrare in fase di lavorazione.
Paola Cortellesi è Petra Delicato, ispettrice di polizia a Genova, protagonista della serie Sky Original, appunto Petra, tratta dai romanzi della scrittrice spagnola Alicia Giménez-Bartlett. Accanto a lei, Andrea Pennacchi nei panni del viceispettore Antonio Monte, vedovo riservato e controparte perfetta di una detective scostante, colta, reduce da due matrimoni falliti e con un rapporto complicato con l’autorità.
Petra è uno dei gialli italiani più riusciti degli ultimi anni, soprattutto per aver decostruito un po’ le regole del genere, usando il caso di ogni episodio come lente su una Genova malinconica e borghese, sulle dinamiche di genere dentro le forze dell’ordine, sulle contraddizioni di una donna di mezza età che non rientra in nessuno degli archetipi che la serialità riserva alle investigatrici.
Ma cosa c’è dietro un attore o un’attrice? O meglio, chi? Provini, schedule impossibili, eventi da scartare, festival a cui partecipare, contratti da contrattare. Pensate che ci pensino da soli? E no, dietro c’è sempre qualcuno a fare il lavoro sporco per loro. Non a caso, quale l’affermazione più iconico detta da qualsiasi attore se non “Chiami il mio agente”?
Remake italiano della serie francese Dix pour cent (2015-2020), Call My Agent - Italia sposta l’agenzia di attori da Parigi a Roma e, contro ogni previsione – perché spesso le traduzioni dei format non sono sempre vincenti – funziona benissimo, forse persino meglio dell’originale.
Michele Di Mauro, Sara Drago, Marzia Ubaldi e Maurizio Lastrico e Michele Lastrico costruiscono il quartetto degli agenti della CMA, alle prese di volta in volta con un cliente diverso che interpreta una versione fittizia di se stesso.
Paolo Sorrentino, Paola Cortellesi, Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Serena Rossi: la parata di camei è formidabile, anche perché la serie non si limita a farli apparire, li mette in scene decostruendo il loro personaggio pubblico con autoironia e una scrittura che sa quando alleggerire e quando graffiare. Divertentissima!
Cinque episodi, un unico oggetto narrativo perfetto, probabilmente nella top five delle migliori miniserie TV degli ultimi anni. La miniserie HBO di Craig Mazin arrivata in Italia in esclusiva Sky racconta il disastro nucleare del 26 aprile 1986 con una precisione documentaristica che non indulge mai nello spettacolo della catastrofe. Jared Harris, Stellan Skarsgård e Emily Watson sono i tre protagonisti attorno a cui ruota la ricostruzione dei giorni successivi all’esplosione del reattore quattro, tra la scienza che prova a capire, il potere sovietico che nega e i liquidatori che pagano il prezzo più alto.
A rendere Chernobyl un pezzo da antologia è il suo nucleo tematico: il costo della menzogna. La frase di Legasov che apre e chiude la serie – ogni bugia che diciamo contrae un debito con la verità, e prima o poi quel debito va saldato – è la chiave di lettura di un racconto che oltre a parlare del disastro del 1986, parla di qualsiasi sistema politico fondato sulla rimozione del reale. Sei anni dopo l’uscita, non ha perso un grammo della sua forza. Anzi, considerando il clima geopolitico in cui viviamo, forse fa più paura di prima.
Tre stagioni (la quarta in lavorazione), tre resort di lusso, tre cadaveri da cui la narrazione prende le mosse a ritroso. Mike White ha creato con The White Lotus una delle antologie più intelligenti della televisione contemporanea, un congegno satirico che usa le vacanze dei ricchi come dispositivo per radiografare i rapporti di classe, razza, genere e potere dell’Occidente contemporaneo.
La prima stagione hawaiana resta probabilmente la più compatta, la seconda siciliana ha regalato il personaggio di Tanya McQuoid di Jennifer Coolidge nella sua consacrazione finale, la terza thailandese ha spostato il discorso sulla ricerca spirituale come ultimo privilegio borghese. White scrive dialoghi che sembrano commedia e sono tragedia, e dirige attori – da Murray Bartlett a Aubrey Plaza, da Walton Goggins a Carrie Coon – come se ogni vacanza fosse una piccolo apocalisse personale. E, in fondo, un po’ lo è…
Meraviglioso adattamento in quattro episodi del romanzo di William Golding firmato da Jack Thorne per la BBC, disponibile in Italia in esclusiva Sky, passato davvero troppo in sordina. Ne Il Signore delle Mosche, un gruppo di ragazzini sopravvive a un incidente aereo e si ritrova solo su un’isola deserta. Sembra quasi la premessa di una fantastica avventura, non vi pare? Ma, in realtà, è solo l’inizio di una favola oscura destinata più agli adulti che ai bambini.
La scrittura di Thorne – uno degli sceneggiatori britannici più interessanti della sua generazione, già autore di Adolescence (2025) – aggiorna la narrazione di Golding senza tradirla, sorretto da un giovanissimo cast che lascia a bocca aperta.
Il romanzo di Golding è uno dei grandi testi del Novecento sulla natura del potere e sull’illusione della civiltà, e la serie lavora proprio su quella zona grigia in cui le regole che pensavamo solide si dissolvono nel giro di pochi giorni. Quello che emerge non è la bestialità come opposto della cultura, ma la cultura stessa come forma di violenza organizzata. Un male insito nell’animo umano fin dalla nascita, silente e in attesa di uscire fuori, proprio come la bestia tanto temuta dai bambini nella foreste. Ma che cos’è davvero la bestia se la metafora di un passaggio che vede la perdita dell’innocenza per un’età di maturità e brutalità?
Lo spin-off di The Office (2005-2012) creato da Greg Daniels e Michael Koman è arrivato in Italia in esclusiva Sky ed è la dimostrazione che un mockumentary sul mondo del lavoro, nel 2025, può ancora avere qualcosa da dire. Ci spostiamo da Scranton a Toledo, Ohio, dentro la redazione di un piccolo giornale locale, il Toledo Truth Teller, che l’ex carta igienica Dunder Mifflin ha acquisito cercando di reinventarsi nel business dell’informazione.
Domhnall Gleeson guida un cast corale di volontari e veterani stanchi, assieme alla scoppiettante, caotica e brillante perfomance di Sabrina Impacciatore.
Sappiamo cosa potreste pensare: perché vedere qualcosa che emula la serie madre? In realtà, The Paper funziona perché si discosta dal format originale, muovendosi su un registro più asciutto e meno sentimentale, che racconta la crisi del giornalismo locale americano con l’amarezza di chi sa che questi giornali, davvero, stanno morendo. Una commedia su un mestiere che scompare, che riesce a essere divertente senza mai scadere nel nostalgismo.
Sette stagioni, un prequel in corso (Outlander: Blood of My Blood) e una base di fan che negli anni ha costruito una delle community più fedeli della serialità contemporanea. Tratta dai romanzi di Diana Gabaldon, Outlander racconta la storia di Claire Randall, infermiera inglese del 1945 che durante un viaggio in Scozia tocca una pietra di Craigh na Dun e si ritrova catapultata nel 1743, in piena rivolta giacobita.
La serie ha costruito nel tempo una sua grammatica precisa: il romance in costume, il dramma storico, il fantasy soprannaturale, la lunga narrazione famigliare che attraversa generazioni e continenti. Caitríona Balfe e Sam Heughan – Claire e Jamie Fraser – sono due dei volti più riconoscibili della televisione degli anni Dieci, e la loro alchimia regge undici anni di storia senza sbavature. Ormai la loro tormentata e dolorosa storia d’amore, che riesce ad andare oltre i confini delle epoche, trovandosi ogni volta, è un po’ anche la nostra storia. Indubbiamente consigliata a chi cerca un universo in cui immergersi senza fretta,ma con la consapevolezza di non poterne più uscire.



































