
Da “Porco Rosso” a “Si alza il vento”: i 10 migliori film di Hayao Miyazaki
Immagini poetiche e profondità emotiva. Mondi fantastici, magia, natura e sentimenti semplici ma universali. Il cinema di Hayao Miyazaki funziona perché ogni elemento è una combinazione unica, che funziona su più livelli. Ogni cosa sembra avere un proprio respiro, vibrando in una struttura cinematografica elevata dal potere dell’animazione. Basti pensare a Il ragazzo e l’Airone o ad un grande classico come La città incantata, o ai toni più leggeri di Lupin III - Il castello di Cagliostro (1979), fino ai titoli autobiografici ed esistenzialisti, vicini alla corrente più realistica.
La combinazione di meraviglia visiva, ritmo contemplativo e temi etici – ecologia, pacifismo, empatia – incanta i bambini e, allo stesso tempo, parla agli adulti con una maturità senza tempo. Al centro, la bellezza come strumento per capire meglio il mondo reale. JustWatch ha stilato la classifica dei 10 migliori film di Haya Miyazaki.
Come tutti i film di Miyazaki, anche questo parla di più cose contemporaneamente. E anche questo, se vogliamo, contiene una parte importante della sua vita, con la sua infanzia, il rapporto che aveva con i suoi genitori e con il mondo esterno. Tutto condensato in un’ora e 40 di durata.
Soprattutto, però, Ponyo sulla scogliera ribadisce una cosa fondamentale. E cioè che i bambini, con la loro innocenza, possono essere una speranza per tutti. Tra le scene migliori, va sicuramente citata quella ispirata alla Cavalcata delle Valchirie di Wagner. Mentre la disegnava, infatti, Miyazaki non faceva altro che ascoltarla. Se hai amato il fantasy di Arietty - Il mondo segreto sotto il pavimento (2010), non puoi non rivedere Ponyo sulla scogliera.
Le atmosfere di Kiki - Consegne a domicilio, con le sue stanze calde e accoglienti, con le panetterie, gli studi di pittori e le strade affollate, sono probabilmente la cosa più bella di tutto il film. È una storia di crescita. Kiki è una strega e deve trovare il suo posto nel mondo. Diventando adulta, però, perde il contatto – non con le sue radici, ma – con la parte più viscerale e istintiva di sé stessa. Con la parte più infantile e innocente.
Tra i personaggi più belli di tutto il cinema di Miyazaki c’è Jiji, il gatto di Kiki. Un simbolo piuttosto evidente che caratterizza la maturazione della protagonista. Un film animato delicato e luminoso che - attraverso un’ora e 40 di montaggio - ci ricorda con grazia che trovare il proprio posto nel mondo richiede tempo, coraggio e gentilezza verso sé stessi. Se i personaggi di Mary e il fiore della strega (2017) ti hanno colpito, resterai incantato dalla potenza di Kiki.
Grazie al successo che ha ottenuto, Totoro è diventato la mascotte dello Studio Ghibli. Anche stavolta Miyazaki ha parlato di infanzia e di bambini, e anche stavolta si è riaffacciato sul suo passato, concentrandosi in particolare sul difficile periodo che ha trascorso quando sua madre ha affrontato una grave malattia.
Ne Il mio vicino Totoro c’è l'avventura e c’è, soprattutto, un sentimento fraterno: quel senso di comunione e condivisione che difficilmente andrà via nel corso della propria vita e che in qualche modo traccia un legame ancora più forte del sangue. Un’ora e mezza di durata che non ha bisogno di troppi elementi per incantare, vivendo di attese, silenzi, scoperte. Un’opera che restituisce il senso puro dell’infanzia e il potere curativo della gentilezza. Un film da non perdere se hai adorato i tanuki di Pom Poko (1994).
All’inizio della sua carriera artistica Miyazaki voleva fare il mangaka, ma non ci aveva mai pensato seriamente prima del liceo. Quando ci ha provato, però, è stato respinto dagli editori che consideravano le sue idee e i suoi pitch troppo complessi. Prima di essere un film, Nausicaä della Valle del vento è stato un fumetto. Voluto, pubblicato e finanziato da Animage. In due ore, ne esce uno dei racconti più potenti e visionari dell’autore. Una favola post-apocalittica che parla con lucidità di ecologia, responsabilità e convivenza.
Protagonista, un’eroina empatica, coraggiosa, profondamente legata alla natura. Se vogliamo cercare un inizio nella carriera autoriale di Miyazaki, probabilmente è questo. Un film maturo e feroce. Mai spudoratamente esplicito e violento come il manga, ma con lo stesso senso realistico del racconto nonostante sia un film fondamentalmente fantasy/fantascientifico. Adori l’epica animata de I maestri del tempo (1982)? Allora non devi perdere la pellicola di Miyazaki.
Altro titolo cult, tratto dall'omonimo romanzo di Diana Wynne Jones. Il castello errante di Howl è uno dei racconti più antimilitaristi di Miyazaki. Anche stavolta, torna l’elemento magico. Howl è un ragazzo arrogante, insicuro e profondamente solo. Ed è questo il motivo che lo ha portato, con buone probabilità, a stringere un patto con un demone del fuoco. Sophie, d’altro canto, deve imparare a fidarsi di sé stessa e ad accettarsi. Entrambi, nel corso del racconto, crescono. Diventano – a sorpresa – adulti.
Secondo l’autore, la magia non va via, ma si trasforma. Proprio come si trasforma tutto ciò che li circonda. Una fiaba di due ore esaltata dai colori saturi e vivi. Una storia in continuo movimento, tanto nella sua estetica quanto nei suoi personaggi. E il castello, caotico e vivo, è il simbolo perfetto di un cambiamento incessante. Un film poetico che celebra la gentilezza e la pace. Un titolo perfetto se hai amato la poetica di Mirai (2018).
Principessa Mononoke è senza ombra di dubbio uno dei film più intensi e maturi di Miyazaki. Meno mediato, meno leggero, meno favolistico. Ma diretto, affilato, a tratti addirittura brutale. Il desiderio di potere e ricchezza viene reso graficamente da una maledizione che divora, internamente ed esternamente, il protagonista.
Nell’opera, che dura oltre due ore, il conflitto evidente tra natura ed esseri umani assume più volte una dimensione concreta e palpabile. Mononoke si trova a metà tra il mondo degli uomini, che odia, e il mondo degli animali, che invece l’hanno accolta come una figlia. Attraverso immagini potentissime e una tensione costante, il film è una tragedia dal cuore umanista. Feroce e bellissimo. Se sei rimasto incantato dai temi di The Deer King - Il re dei cervi (2021), resterai rapito da Principessa Mononoke.
Grazie a La città incantata, Hayao Miyazaki ha vinto l’Oscar per il miglior film animato. Una storia intensa, ma non complicata della durata di due ore. La protagonista, Chihiro, è una bambina. E in quanto bambina, come spesso accade nell’immaginario miyazakiano, è costretta a farsi carico delle responsabilità degli adulti (e, in particolare, dei suoi genitori).
Anche qui, come in Mononoke e Nausicaä, c’è una rappresentazione grafica e consistente della cupidigia umana e degli effetti che ha sulle persone. È indubbio, però, un approccio più favolistico e leggero, proprio perché tutto, ancora una volta, si contrae e comprime in una dimensione più infantile – e non per questo, però, superficiale. La narrazione, accompagnata dalle splendide musiche di Joe Hisaishi, è capace di essere allo stesso tempo vivace, malinconica e profondamente commovente. Ami la natura e la poesia in stile Il giardino delle parole (2013)? La città incantata è il film animato che fa per te.
Con il tempo, Porco Rosso è diventato un simbolo dell’antifascismo. Non stiamo esagerando. Alcune delle sue scene vengono condivise regolarmente dal pubblico, che l’ha identificato, così, come un film profondamente antimilitarista e pacifista. Marco, il protagonista, è un maiale. La sua maledizione è un’espressione evidente di ciò che succede agli uomini quando decidono di andare in guerra: vengono profondamente, e intimamente, cambiati. L’aspirazione di Marco? Volare e vivere lontano dalle costrizioni e dalle divisioni sociali.
Più che in ogni altro film, in Porco Rosso sono evidenti le citazioni e riferimenti all’Italia disseminate nel corso di un’ora e mezza. Un'elegia romantica, ma anche un film d'avventura godibile e divertente, che sotto la favola cela riflessioni profonde sulla condizione umana e sulla libertà. Se hai amato il senso di libertà de La principessa e il pilota (2011), non puoi non vedere Porco Rosso.
Potente, visionario, incantevole. Il ragazzo e l’airone in un primo momento doveva essere diverso: avrebbe dovuto essere il racconto dell’amicizia con Isao Takahata, co-fondatore dello Studio Ghibli. Quando Takahata però è venuto a mancare, Miyazaki è tornato sui suoi passi e ha rivisto la sua idea.
Il risultato finale? Due ore mature e intense, mai oscure ma decisamente complicate e complesse, che meritano una lettura attenta e approfondita in ogni sua parte. Ci sono citazioni a 8 e mezzo (1963) di Fellini, c’è la grande letteratura giapponese. E c’è anche lo Studio Ghibli, con il protagonista che rappresenta Miyazaki, l’airone che si sostituisce a Suzuki e il mago, questa figura magica e apparentemente onnipotente, che celebra Takahata. L'opera è piena di metafore che esplorano il rapporto tra creazione e distruzione. Il film più criptico dell’autore giapponese. Se hai sognato con l’immaginazione e la bellezza de I racconti di terramare (2006), l’opera da Oscar di Miyazaki è film giusto da vedere.
Quando nel 2013 è uscito Si alza il vento è stato accolto – e definito – come il “testamento artistico” di Hayao Miyazaki. Perché doveva essere il suo ultimo film, e perché, più che in ogni altra opera, contiene la sua grande passione per l’aviazione e anche la sua storia (forse, la stessa quantità di riferimenti autobiografici è contenuta ne Il ragazzo e l’airone). È un film, sotto diversi aspetti, quasi felliniano. Costantemente diviso tra sogno e realtà, tra ciò che tormenta l’artista e ciò che lo definisce. Ed è pure antimilitarista: chi crea non vuole distruggere; chi crea sente il peso del proprio talento ed è portato a seguire la febbre che lo scuote dall’interno, dal profondo.
Ancora oggi, dopo più di dieci anni, Si alza il vento continua a rappresentare l’apice del processo creativo di Hayao Miyazaki. È il suo invito, la sua spinta, e forse anche la sua risposta alla domanda che pone Il ragazzo e l’airone: “E voi come vivrete?”. Un film maturo e profondamente malinconico, che celebra la bellezza della creatività e dell'amore, senza scordare l'ombra della tragedia. Da vedere se Your Name. (2016) è tra i tuoi film preferiti.
































