
I 10 migliori attori che (strano ma vero!) non hanno mai vinto un Oscar
Quello che accade all'ombra di Hollywood, la gigantesca scritta che compare sul monte Lee nell'omonimo quartiere di Los Angeles, certe volte è incomprensibile. Un'industria che in oltre un secolo di attività ha prodotto opere meravigliose e destinate a lasciare un segno indelebile nella storia della settima arte.
Merito di sceneggiatori, registi, troupe e attori che, insieme, creano una magia chiamata cinema.
Ma, tornando all'incomprensibilità già accennata, ci sono casi in cui il valore di un talento non viene riconosciuto. Tra i casi più eclatanti, che vale sempre la pena ricordare, le zero statuette dorate di Stanley Kubrick. Uno che il cinema non lo ha solo fatto, ma lo ha plasmato secondo la sua visione. Di casi come questi ce ne sono parecchi anche tra i più grandi interpreti di Hollywood.
JustWatch ha stilato una lista per raggruppare insieme i migliori 10 attori che non hanno mai vinto un Academy Award.
Tom Cruise
A detta di Steven Spielberg, è l'uomo che ha salvato Hollywood. Merito degli ottimi incassi di Top Gun: Maverick (2022) dopo gli anni di magra dovuti al Covid. Nonostante questo, la stessa Hollywood non è mai stata riconoscente, snobbando tutte e quattro le volte in cui è stato nominato agli Oscar. Prove, tra l'altro, che ne hanno dimostrato la versatilità attoriale. Stiamo parlando dei ruoli del reduce ferito in Nato il quattro luglio (1990), dell'agente sportivo in Jerry Maguire (1997), dell'autore Frank T.J. Mackey di Magnolia (2000) e del pilota Pete Mitchell del già citato Top Gun: Maverick.
Tom Cruise è un attore che, in oltre 40 anni di carriera, è finito per incarnare l'essenza stessa del cinema americano, spaziando in generi e collaborazioni agli antipodi. Rain Man – L'uomo della pioggia (1988), Eyes Wide Shut (1999) e Collateral (2004) sono solo alcuni dei grandi titoli che lo hanno visto protagonista insieme a due saghe che hanno l'adrenalina come comun denominatore: Top Gun (1986) e Mission: Impossible (1996). Eppure, forse a causa di un pregiudizio legato ai blockbuster, per Hollywood non è mai stato abbastanza. Chissà se la sua attesa prova in Digger (2026) di Alejandro González Iñárritu cambierà le cose.
Johnny Depp
Johnny Depp è il volto anticonformista del cinema a stelle e strisce che ha spesso scelto di vestire i panni di figure eccentriche, fiabesche o tormentate. Un nome il suo che ha legato a quello di due altri registi. Da un lato Jim Jarmusch che l'ha voluto in un cult indie come Dead Man (1996), dall'altro Tim Burton con il quale ha stretto un legame professionale e umano che li ha portati a realizzare, tra i tanti, titoli come Edward mani di forbice (1990) ed Ed Wood (1994).
L'Academy lo ha nominato (senza premiarlo) in tre occasioni: per il rivoluzionario Jack Sparrow ne La maledizione della prima luna (2004), per il ruolo dello scrittore J. M. Barrie in Neverland - Un sogno per la vita (2005) e per il vendicativo barbiere in Sweeney Todd (2008). Se il pubblico lo ama di un amore che non conosce crisi, Hollywood non lo ha preso in considerazione neppure per le sue prove più oscure, come quelle in Donnie Brasco (1997), Blow (2001), Nemico pubblico – Public Enemies (2009) e Black Mass – L'ultimo gangster (2015).
Willem Dafoe
Uno dei volti più prolifici, originali e talentuosi del cinema mondiale. Willem Dafoe è un attore a tutto tondo capace di passare dalla santità di L'ultima tentazione di Cristo (1988) alla follia del Green Goblin in Spider-Man (2002) con la stessa credibilità. Con quattro nomination all'attivo, la sua mancata vittoria agli Oscar ha dell'incredibile.
Negli anni è stato candidato come non protagonista per l'eroico sergente Elias in Platoon (1987), per la sua trasformazione nel vampiro Max Schreck ne L'ombra del vampiro (2001), per il toccante ritratto del gestore di un motel in Un sogno chiamato Florida (2018) e per la sua intensa prova nel ruolo di Van Gogh in Sulla soglia dell'eternità (2019). In oltre 40 anni ha lavorato con chiunque, da William Friedkin in Vivere e morire a Los Angeles (1985) a David Lynch in Cuore selvaggio (1990) passando per Wes Anderson in Grand Budapest Hotel (2014) e Robert Eggers in The Lighthouse (2019).
Mark Ruffalo
Con Mark Ruffalo siamo di fronte a una delle più grandi ingiustizie perpetrate da Hollywood. L'attore rappresenta il meglio del cinema statunitense in termini di talento e impegno civile. E chissà che non sia stato proprio quest'ultimo a impedirgli di portarsi a casa almeno una statuetta per le quattro nomination ricevute finora. La prima per I ragazzi stanno bene (2011), la seconda per il lottatore Dave Schultz in Foxcatcher (2015), la terza per il giornalista d'inchiesta ne Il caso Spotlight (2016) e l'ultima per l'eccentrico Duncan Wedderburn in Povere Creature! (2024).
Quello che, da sempre, colpisce Ruffalo è la sua facilità di vestire con naturalezza i panni di personaggi diversissimi tra di loro. Da Hulk nel MCU a commedie romantiche come 30 anni in un secondo (2004), dall'avvocato Robert Bilott in Cattive acque (2019) al padre bipolare di Teneramente folle (2014). Un uomo per tutte le stagioni, una garanzia che non prevede spiacevoli sorprese, un talento che infonde umanità ad ogni suo ruolo. Come dimostra anche la fortunata carriera televisiva in titoli come The Normal Heart (2014) e Task (2025).
Cary Grant
In realtà Cary Grant un Academy Award lo ha vinto, quello onorario del 1970. Ma per un attore della sua caratura ha dell'imbarazzante sapere che il simbolo stesso di una certa Hollywood – quella impeccabile e piena di grazia – non sia mai stato premiato prima. Eppure i membri dell'Academy di occasioni ne hanno avute due. La prima per il drammatico Il ribelle (1942) e la seconda per il melò Ho sognato un angelo (1942).
Se vi stesse chiedendo delle prove attoriali in capolavori come Susanna! (1938), Scandalo a Filadelfia (1940), Caccia al ladro (1955) o Intrigo internazionale (1959), beh resterete scioccati nel sapere che non sono neppure state prese in considerazione. Una delle più grandi sviste e mancanze della storia del premio che ha rimediato con la statuetta alla carriera. Un'ammissione implicita di un gigantesco scivolone.
Ralph Fiennes
Attore britannico di formazione teatrale – tanto da vincere il celebre Tony Award per la sua interpretazione di Amleto – quella di Ralph Fiennes è una carriera fatta di elogi e nessuna statuetta dorata da tenere in salotto. Eppure di prove degne di essere premiate ce ne sono svariate nella sua carriera. A iniziare dal 1994, quando la sua interpretazione di Amon Göth in Schindler's List gli valse la nomination come non protagonista. La seconda candidatura arrivò per Il paziente inglese (1997), mentre la terza è datata 2025 per il suo ruolo da cardinale in Conclave.
Uno di quegli interpreti così bravi nel proprio mestiere da poter spaziare a piacimento tra franchise come Harry Potter dove presta il volto al perfido Voldemort e il cinema carnale di Luca Guadagnino in A Bigger Splash (2015) senza perdere un briciolo della sua intensità. Chissà se prima o poi anche l'Academy saprà dargli il giusto riconoscimento che merita...
Bradley Cooper
Se il mondo intero, fino al 2016 quando vinse per Revenant – Redivivo, si lamentava per le cinque nomination andate a vuoto per Leonardo DiCaprio, cosa dovrebbe dire Bradley Cooper che di candidature ne ha collezionate 12, tra recitazione, produzione e sceneggiatura? E tutte senza mai una singola vittoria.
Come attore, negli anni, è stato nominato per Il lato positivo (2013), American Hustle - L’apparenza inganna (2014), American Sniper (2015), A Star Is Born (2019) e Maestro (2024). Sempre a un passo dal traguardo per vedersi sorpassare all'ultimo. Ormai un habitué della cerimonia di premiazione che, però, sembra darlo per scontato. Speriamo non faccia la fine di altri nomi illustri che hanno visto celebrare il loro talento solo a fine carriera.
Ethan Hawke
Con Ethan Hawke abbiamo a che fare con un artista a 360°. Attore, regista, sceneggiatore e scrittore. Una carriera iniziata da bambino in classici come Explorers (1985) e L'attimo fuggente (1989) per poi diventare il volto maschile del cinema anni '90 con Giovani, carini e disoccupati (1995). La sua collaborazione pluriennale con Richard Linklater è iniziata nel 1995 con Prima dell'alba, primo capitolo di una trilogia magnifica che lo ha portato a ricevere due candidature come miglior sceneggiatore.
Come attore, invece, la prima è stata per il thriller Training Day (2002), seguita dal decennale progetto Boyhood (2014) e il recente Blue Moon (2025), biopic in cui interpreta il paroliere Lorenz Hart. Che un attore come Ethan Hawke non abbia mai impugnato una statuetta dorata ha del ridicolo. Sono rari gli attori come lui, così ricchi in intuito, umanità e potenza. Da sempre uno dei volti del cinema indipendente americano e con una grande prova come regista in Blaze (2018). La cecità dell'Academy è una delle più grandi mancanze di Hollywood.
Richard Burton
Altra grande colonna del cinema americano totalmente ignorata quando si parla di Academy Awards. È il caso di Richard Burton che detiene uno dei record (in negativo) nella storia degli Oscar: sette nomination come attore e zero vittorie. La sua bravura e il suo carisma lo portarono a essere candidato per Mia cugina Rachele (1953), La tunica (1954), Becket e il suo re (1965), La spia che venne dal freddo (1966), Chi ha paura di Virginia Woolf? (1967), Anna dei mille giorni (1970) e Equus (1978).
Insieme a Elizabeth Taylor ha composto una delle coppie più affascinanti e tormentate di Hollywood, senza mai riuscire a mettere mano su una statuetta. Anche forse proprio per la sua immagine pubblica turbolente che poco si addice a un premio, all'epoca, più conservatore. La nota più triste è che, neppure con il senno di poi, l'Academy ha fatto ammenda conferendogli un Oscar alla carriera.
Fred Astaire
Come Cary Grant, anche Fred Astaire ricevette un Oscar onorario nel 1950. Un risarcimento per una carriera straordinaria caratterizzata da titoli come Cappello a cilindro (1935) o Follie d'inverno (1936) del tutto passati inosservati per l'Academy. La nota ancor più bizzarra è che nel 1975, l'attore, ballerino e coreografo statunitense venne nominato per L'inferno di cristallo.
Per chi non lo avesse visto non si tratta di un musical, genere che Fred Astaire ha dominato e rivoluzionato regalandoci iconici passi a due con Ginger Rogers, ma di un film catastrofico. Una beffa paradossale per una leggenda vivente di Hollywood che ha racchiuso nel suo lavoro eleganza, leggerezza e ritmo, contribuendo a far sognare milioni di spettatori.







































